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giovedì 27 novembre 2008

Formazione aziendale in SL (parte 2) - Le aule



CONVEGNO “IL VIRTUALE NEL NOSTRO FUTURO”
Il convegno organizzato il 20 novembre dal CDTI di Roma ha riprosto fra i vari temi, quello della formazione aziendale in SL, grazie anche al dibattito nato dopo la lezione che ha messo in contatto simultaneamente RL e SL.
Ho già avuto occasione di parlare delle simulazioni e credo non ci siano dubbi sul fatto che siano il modo più efficace e completo di usare Second Life per fare formazione.
Nonostante questo dobbiamo rilevare ed accettare che la riproduzione in SL di una situazione simile a quella d’aula – persone che ascoltano un relatore – è di certo la più diffusa. E non è un caso: la semplicità di realizzazione, i costi contenuti, la facilità nel reperire i tools, la possibilità per i relatori di riutilizzare slide già pronte, sono tutti elementi che giocano a favore di questa modalità operativa.
Ecco allora qualche suggerimento pratico su come realizzare uno spazio da utilizzare per lezioni, convegni e seminari.


OBIETTIVI GENERALI DI UN'AULA
Nel pensare a come dovrebbe essere un’aula in SL mi viene in mente che un’aula dovrebbe essere:
> facile da usare per il relatore/insegnante: tools semplici per la distribuzione di materiali e uno spazio agevole in cui muoversi nel caso faccia lezione in piedi
> facile da usare per i partecipanti/allievi, che devono poter accedere senza fatica ai materiali, seguire facilmente la lezione sia in chat che in voice, in un ambiente confortevole
> flessibile per adattarsi a situazioni diverse: lezione frontale, dibattito fra più persone, utilizzo o meno di supporti multimediali ecc.

DISPOSIZIONE GENERALE
Nella disposizione generale dell’ambiente, si dovrebbero prevedere:
> un punto di arrivo/punto di accoglienza, dove siano presenti cartelli informativi (sul singolo evento, su altri eventi, loghi di sponsor, ecc.). Il punto di accoglienza è utile anche per evitare, almeno in parte, che le persone prendano il LM nel punto in cui solitamente c’è il relatore, con l’effetto poi di essere teleportati sopra o vicino a lui durante la lezione, con evidente disturbo per il gruppo
> oggetti per sedersi: non è rilevante che si tratti di sedie, panchine, o semplici poseball. Piuttosto provvedere che ci siano posture diverse o, meglio ancora, uno script che permetta ad ognuno di scegliere fra un certo numero di posizioni diverse. Esistono anche script che nello stesso oggetto attivano ogni volta che ci si siede una postura casuale e diversa, ed altri impostati per modificare la postura dopo un certo numero di secondi. Usare uno di wuesti script permette di evitare l’effetto sgradevo ed artificiale che si ha vedendo qualche decina di avatar tutti nella stesa posizione.
> attenzione alla posizione e all’orientamento della cam dei partecipanti. Molto spesso si utilizza come aula l’ambientazione di un’arena, oppure di un auditorium con scalinate. In questo caso gli avatar si posizionano uno dietro all’altro, ogni volta salendo di un gradino. In queste situazioni i gradini o gli avatar rendono complicato l’uso della cam, che può essere disturbata dalla vicinanza fra avatar, oppure trovarsi incastrata nei gradini.
E’ auspicabile che quando un avatar si siede, la cam sia libera e si rivolga automaticamente verso il punto in cui si trova il relatore. Spetta poi ai singoli decidere se manovrare manualmente o meno la cam per esplorare l’ambientazione circostante.
> assicurarsi che da ogni punto tutti possano leggere le chat di tutti, senza costringere ad usare lo “shout”
> qualità e volume del voice dipendono da molti fattori (compreso il fatto che qualcuno scelga come punto di ascolto il proprio avatar o la propria cam). Credo che in un aula in cui tutti leggono la chat (punto precedente) si ottengano buoni risultati anche con il voice, senza bisogno di ulteriori accortezze.

TOOLS D’AULA
Anche per quanto riguarda gli strumenti da utilizzare in aula, la scelta varia molto a seconda del contesto, degli obiettivi e delle modalità con cui si desidera proporre i materiali. Credo sia utile prevedere:
> un proiettore slide e video (meglio se integrato in un unico oggetto, come il proiettore NHT, che permette la ricerca di video su youtube, lo streaming e molte altre funzionalità incorporate in un unico oggetto)
> distributore di oggetti, nc, lm, link web. A seconda dei casi si può decidere se fare un unico oggetto, oppure un oggetto per ogni tipo di materiale da distribuire, o se ci siano soluzioni intermedie.
> raccoglitore di nc, in cui i partecipanti possano mettere i propri feedback. Particolarmente utili sono gli oggetti che permettono sia di raccogliere le nc, che di distribuire il contenuto dell’oggetto in un’unica cartella. In un lavoro di gruppo, ad esempio, ognuno inserisce nell’oggetto il proprio contributo e alla fine tutti, con unico clic, posso ottenere la cartella che raccoglie tutti i contributi.

ALTRE CONSIDERAZIONI
> Di volta in volta potrebbero essere d’aiuto altri tool, ma dipende dalle occasioni: un pannello per prenotare domande durante i dibattiti, un pannello per fare delle votazioni nel caso si propongano giochi o quiz didattici ecc. In ogni caso sarebbero tool da non tenere sempre in aula, ma da rezzare all’occasione.
L’aggiunta o meno di quest’altri strumenti può essere più agevole quando lo spazio alle spalle dell’insegnate è oiuttosto ampio.
> per rendere più flessibile l’aula valutare la possibilità di usare un rezzer automatico, in cui mettere a disposizione già 2 o 3 ambientazioni diverse, per eventi di tipo diverso, come ad esempio:
a) disposizione ad arena, con zona insegnante vuota, per lezioni tradizionali
b) disponibilità di un tavolo e 4-5 sedie per quando si invitano più ospiti per dei dibattiti
c) nel caso di dibattito fra 2 persone, potrebbero esserci al centro due oggetti per far sedere i 2 ospiti uno di faccia all’altro e creare 2 piccole semiarene alle spalle di cisacuno, per aumentare il senso di competizione.
Alcune di queste indicazioni sono state rispettate anche nelle due aule che l'architetto e builder Arco Rosca ha realizzato nella mia isola. Potete fare una visita l'aula Upsilamba allo SLURL: http://slurl.com/secondlife/imparafacile/42/198/35/
Ma se volete avere qualche informazione più precisa o avete un'esigenza particolare da soddisfare, contattatemi pure.
CIAO a tutti
Imparafacile Runo

mercoledì 22 ottobre 2008

Formazione Aziendale in SL (parte 1)


Giovedì scorso sono stato invitato al 2° Forum Manageriale organizzato da STOA' all'interno del progetto cek-lab
E' stata l'occasione per confrontarci sul tema della formazione aziendale e per mettere in rilievo il fatto che le aziende hanno esigenze formative peculiari, molto differenti da quelle di altre realtà.
Per questo ho deciso di dedicare alcuni post proprio a questo argomento: qualche consiglio per le aziende che desiderano sperimentare Second Life per fare formazione.

UNA NOTA PER INCOMINCIARE

Second Life è uno strumento nuovo di comunicazione. Se pensiamo a quanti anni sono stati necessari perché la radio, la televisione o anche internet trovassero dei modelli autonomi per comunicare, diventa facile capire perchè Second Life faccia ancora fatica a proporre metodi e strumenti propri per erogare formazione.

E per lo stesso motivo risulta ancora più difficile differenziare la formazione quando questa si rivolge a realtà diverse: scuole, università o aziende, Ognuna con caratteristiche ed esigenze diverse.

Per questo mi permetto di fornire qualche suggerimento alle aziende che desiderino sperimentare Second Life per fare formazione ai propri dipendenti. Un’avventura che può dare risultati esaltanti, quando è gestita in modo coerente e consapevole, ma che può riservare brutte delusioni se affrontata con leggerezza e superficialità.

1) Facilitare l’ingresso ai dipendenti
Sono ancora tantissime le persone che hanno difficoltà ad usare il computer, sia per lavoro che per gioco.
Quando decidete di usare Second Life per motivi aziendali vi consiglio di facilitare il primo approccio dei vostri dipendenti con il metaverso aiutandoli già nei primi passi: la creazione dell’account e l’istallazione del client.

Dato che non tutti trovano da soli gli stimoli ad imparare cose nuove , la stessa necessità si presenta non appena si entra nel metaverso: piuttosto che abbandonare ognuno a sé stesso, affidatevi a qualche esperto che vi aiuti ad imparare anche in modo giocoso e divertente come approfittare delle tante funzionalità offerte da Second Life.
E non stupitevi se dopo pochi minuti diventerà importante non solo acquisire delle conoscenze tecniche (come camminare, come fare foto ecc.) ma anche soddisfare delle esigenze che a prima vista potrebbero sembrare superflue, come quella di avere un avatar più bello, oppure sapere come trovare dei luoghi interessanti.

Per affrontare al meglio questa prima fase potete cercate una delle Welcome Area Imparafacile, dove potete trovare istruzioni chiare e risorse utili per godervi da subito l’esperienza di Second Life, oppure potete seguire uno dei tanti corsi che costantemente si fanno per i nuovi arrivati

2) Vivere per qualche settimana il metamondo

Entrare in Second Life è come essere catapultati all’improvviso in un’enorme città sconosciuta e di cui non si conoscono la lingua, le caratteristiche e le abitudini.
Ma la facilità con cui si conoscono persone e si trovano luoghi ed eventi interessanti non deve far ingannare. Solo con il tempo si imparano regole di comportamento che non sono codificate, ma che sono legate al mezzo che si sta utilizzando.
Anche se siete entrati in Second Life per motivi di lavoro, passate qualche settimana ad esplorare il metaverso. Siate curiosi, visitate land e conoscete gente.

Solo in questo modo potrete sperimentare alcune caratteristiche che diventano fondamentali nella progettazione di un percorso didattico, come:
> l’immersività, cioè la sensazione di non essere più davanti ad un computer, ma di essere nel luogo in cui si trova il vostro avatar
> la sensazione di presenza delle altre persone che all’interno di second Life condividono con voi lo stesso luogo
> l’emotional bandwith, cioè la carica emotiva che si prova vivendo situazioni diverse: la felicità di un incontro, il piacere di un concerto, il coinvolgimento di un dibattito.

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Nei prossimi giorni mi dedicherò in modo più specifico gli aspetti didattici.

CIAO

Imparafacile Runo

sabato 19 luglio 2008

2.0, un numero per il web e per l'e-learning

Riporto di seguito alcune delle considerazioni esposte al seminario di giovedì 17 sull'utilizzo degli strumenti del web 2.0 per la formazione.

Si tratta naturalmente di un riassunto, nel quale è impossibile riportare la quantità di sollecitazioni e contributi arrivati dalla partecipazione (molto) attiva delle persone presenti.

E poi non vorrei viziare i miei lettori: se riporto sempre tutto, corro il rischio che nessuno venga più agli eventi che organizzo :-)
Alla fine del post ci sono comunque i link alle belle foto realizzate da Eleonora Porta e, per i più coraggiosi, anche il video completo della serata, ripreso da Giocalo Maximus.

Infine ringrazio tutti quelli che hanno partecipando, rinunciando ad una fresca passeggiata serale o a parte della propria vacanza pur di esserci.

Buona lettura a tutti.

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LA DIVERSITA'

Second me la diversità di comportamento nella ricerca delle informazioni è uno degli elementi su cui si gioca il successo degli strumenti web 2.0

Se chiedete a persone diverse di informarsi su un argomento qualsiasi, queste sicuramente seguiranno percorsi diversi. Durante la serata di ieri, dopo aver invitato i partecipanti a informarsi sulla guerra dei 100 anni (argomento scelto a caso...), quando ho chiesto quali percorsi avessero seguito ci sono state risposte di questo tipo:

> sbas Writer: google guerra dei cento anni wikipedia
> Giuseppe Zapatero: http://www.bluedragon.it/medioevo/guerra_dei_centanni.htm, escludo le banali, tipo wiki
> Mexi Lane: wiki è spesso inaffidabile, io cerco prefiribilmente saggi o tesi
> Titty Thor: link di wikipedia
> Eleonora Porta: autorevolezza, pertinenza,....ad esempio i puno ORG ,i PDF....e WIKI

Questa diversità di comportamento non stupisce, dato che al momento in cui si vuole approfondire un tema, ognuno sceglie a seconda di fattori più o meno importanti, come:
> il livello di conoscenza che si ha dell’argomento
> i diversi livelli di motivazione
> la diversa predisposizione a partecipare
> i diversi stili di apprendimento
e decine di altri fattori.

E’ facile notare quindi che il web 2.0 risponde in modo egregio a queste diversità. Ognuno trova nel world wide web ciò che vuole, e lo trova nel modo più adatto a seconda del proprio carattere, contesto, motivazione, stile di apprendimento ecc

APPRENDIMENTO FORMALE O INFORMALE?

Questa diversità, che facilità così tanto chi vuole informarsi, mette però in difficoltà chi deve progettare/gestire un corso di formazione.
Il web è perfettoper un tipo informale di apprendimento, mentre docenti e insegnanti sembrano aver bisogno costantemente di strutturare il più possibile i propri corsi:
> abituati al controllo totale sul percorso da fornire, come possono rinunciarci?
> come potrebbero organizzare il lavoro, senza uno schema, una via da seguire?
> come potrebbero definire degli obiettivi e trovare il modo di misurare il loro ragiungimento?

Se dovessimo fermarci ad una visione superficiale, sarebbe chiaro che il modo informale di procedere facilita chi vuole apprendere, ma complica la vita agli operatori della formazione.

A proposito di formale e informale, sta prendendo piede una tripartizione che mi lascia perplesso, secondo cui la formazione potrebbe essere formale, non formale e informale, con queste caratteristiche:



FORMALE STRUTTURATO / FORMALE CERTIFICATO

A parte la prima impressione, secondo cui “informale” e “non formale” mi sembrano sostanzialmente due sinonimi, si tende a dare a questi aggettivi dei valori diversi a seconda delle situazioni:
1) in alcuni casi fanno riferimento al fatto alla maggiore o minore “strutturazione” di un corso: da una parte corsi progettati, organizzati, articolati in modo preciso (scuola, univesrsità ecc.), dall’altra la formazione incidentale, casuale della vita di tutti i giorni
2) in altri casi però gli stessi aggettivi fanno riferimento alla presenza o meno di un’istituzione che certifichi l’apprendimento.

Se mettiamo in relazione proprio questi due fattori - maggiore o minore struttura dei corsi, presenza o meno di una certificazione – ci si rende conto di come sia facile trovare esempi che prevedano diverse possibilità
- formazione strutturata e certificata
- formazione strutturata ma non certificata
- formazione non strutturate e non certificata
L’unica area ancora da riempire è quella in cui ci sia una formazione non strutturata, ma certificata.



E’ facile intuire che per un’istituzione scolastica di qualsiasi tipo non è possibile certificare una formazione totalmente informale, cioè quel tipo di formazione che si adatta così bene a stimolare, incuriosire, la maggior parte delle persone.

Quali soluzioni allora? Davvero non c’è scampo per alla monotonia delle lezioni tradizionali, strutturate, ordinate… noiose?
Come unire l’ esigenza di percorsi strutturati - necessari per poter fornire una certificazione - con le caratteristiche dell’apprendimento informale, che trova proprio nel web 2.0 straordinare opportunità di sviluppo?

IL BLENDED, ANCORA LUI...

Ancora una volta sembra che la soluzione migliore possa venire dalla capacità di integrare diversi strumenti didattici, includendo fra le novità anche tutti quelli offerti dal world wide web.

Sotto questo punto di vista è certamente coraggioso il progetto
CEK-Lab, che accanto alla formazione d’aula, strutturata, ha deciso di mettere a disposizione anche un ambiente più informale di apprendimento, ricorrendo a strumenti come il wiki, linkedin, podcasting, ning, youtube, Flickr/), la piattaforma LMS docebo (http://elearning.stoa.it/doceboLms/), e un archivio open access di documenti digitali

Da quel che abbiamo detto all’inizio e dallo studio di un progetto ricco e complesso come quello di CEK-lab, possiamo trarre alcune considerazioni:

1) l’apprendimento informale (inteso come attività non strutturato) non potrà mai sostituire completamente nelle istituzioni scolastiche quello formale, dato che solo quest’ultimo può essere in qualche modo certificato
2) è possibile prevedere un mix di percorsi formali (da seguire obbligatoriamente) e informali (con libertà di scelta sull'utilizzo)
3) perché questo mix funzioni è necessario che tutto il percorso sia progettato con molta più attenzione: dalla definizione degli obiettivi alle modalità di valutazione, dagli strumenti didattici alle modalità di lavoro. Anche se può sembrare un paradosso, per lasciare più libertà agli allievi, il percorso formativo deve essere molto più strutturato
4) per quanto siano numerosi o innovativi gli strumenti che si decide di mettere in campo, alla fine sarà sempre il progettista della formazione (il docente, il formatore o chi per lui) a determinarne il successo di un corso di formazione

Imparafacile Runo

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>> per vedere le foto della serata, realizzate da Eleonora Porta,
clicca qui << >> per vedere il video della serata, realizzato da Gioacolo Maximus, clicca qui <<

domenica 15 giugno 2008

Insegnanti capaci



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Il tuo lavoro dice solo ciò che fai,
“come lavori” dice ciò che sei
(Marco Paolini)

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Qualche sera fa, mentre parlavo di formazione con un’amica, mi è tornata alla mente la considerazione del comico Alessandro Bergonzoni, sulla necessità di essere delle persone “capaci”: inteso non solo come “in grado di fare bene qualcosa”; ma anche come “grandi contenitori, recipienti capienti”.

La parola “capace” deriva dal latino CAPERE = prendere, comprendere, capire (fonte: vocabolario Zingarelli).
E da qualche tempo il suo suono mi torna spesso alla mente, perché i suoi due significati mi piacciono e sintetizzano bene le caratteristiche che dovrebbe avere un insegnante.

Nel primo significato, quello più immediato da considerare, l’aggettivo “capace” ci dice che un’insegnante deve saper fare bene il suo lavoro, deve padroneggiare la “tecnica” dell’insegnamento. Questo significato fa riferimento all’insegnamento come mestiere, come insieme di abilità che si acquisiscono in parte studiando e in parte facendo pratica.
E’ cio’ che tutti ci aspettiamo da un insegnante, ma anche da chiunque faccia qualsiasi altro mestiere: che sia semplicemente “capace” di farlo.

Il secondo significato però mi sembra molto più suggestivo, perché invece di dare una risposta (cioè spiegare cosa deve saper fare un insegnante) porta con sé una domanda: l’insegnate “capace”, inteso come “contenitore capiente”, cosa deve essere in grado di contenere? A cosa deve lasciare spazio?

Azzardo qualche risposta.

Deve lasciare spazio a idee nuove, scoperte improvvise o intuizioni originali. Avere spazio è fondamentale per far lavorare la creatività e la fantasia, altrimenti dove si mettono i frutti di queste capacità (e sottolineo la parola “capacità”, che ha la stessa radice di “capace”)?

E poi un insegnante dovrebbe poter accogliere e contenere le emozioni di chi ha davanti, la loro voglia di imparare, la paura di non essere all’altezza, l’entusiasmo per ciò che è nuovo, la noia per ciò che sentono come vecchio o inutile, la delusione per gli insuccessi, la gioia per i traguardi raggiunti e la fatica che ciascuno fa per sforzarsi di essere unico e importante.

Questo secondo significato secondo me fa la differenza fra un insegnante che sa semplicemente fare il suo mestiere e l’insegnante che in qualche modo ricordiamo come un po’ speciale. Ne abbiamo avuto tutti uno, vero? Che sapeva trasmetterci le cose in modo speciale, che capiva subito l’umore della classe e sapeva conquistarci.
Era un insegnante bravo? No, non era solo bravo. Era capace!

Imparafacile Runo

domenica 1 giugno 2008

Sintesi eventi: Alla ricerca di nuovi approcci didattici in SL


Potete trovare nel blog di Comunication Village una sintesi del mio intervento fatto lunedì 26 maggio per l'Agora SL Project.

>> clicca qui per leggere una sintesi dell'intervento <<

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giovedì 24 aprile 2008

Link per parlare di simulazioni

Durante le serate dedicate alle simulazioni ho fornito i link di alcune pagine che mostrano esempi diversi di utilizzo delle simulazioni.

Ne riporto alcuni qui di seguito, con la speranza di aggiungerne presto degli altri, magari suggeriti da voi:

>
Viaggio all'interno di una piramide
>
Guidare il Titanic
>
la forma dell'Universo secondo Garret Lisi

Buona visione

Imparafacile Runo

sabato 19 aprile 2008

Gioco, scienza ed arte con le simulazioni


In questo percorso mi interessa distinguere cio che è una simulazione, indipendentemente da alcune caratteristiche più o meno variabili che la descrivono.

In questo modo ottengo un elenco di elementi che posso usare:
> come strumenti per analizzare o adoperare nel modo migliore simulazioni create da altri
> per decidere come creare le mie simulazioni

La categorizzazione, come sempre, può aiutarci a comprendere e a catalogare, ma dobbiamo fare attenzione a non farci condizionare dalle etichette: la maggior parte delle volte le simulazioni sono un mix di caratteristiche diverse. E in alcuni casi è proprio questo mix a renderle interessanti.

Il gioco

Quando si parla dell’uso didattico di SL si fa spesso riferimento all’aspetto ludico, come elemento che aggiunge motivazione all’apprendimento.
Ma SL da solo non è sufficiente a rendere una simulazione didattica anche giocosa

I giochi sono sicuramente uno strumento privilegiato per apprendere, ma in linea di massima possiamo distinguere:
> simulazioni di gioco con bassa valenza didattica: ad esempio un solitario con le carte o qualsiasi gioco che possa rientrare nel campo dei passatempo
> simulazioni di gioco con alta valenza didattica: ad esempio un role playing ambientato nell’antico egitto, che permette di imparare usi e costumi di quel periodo storico
> simulazioni didattiche con elevato carattere ludico: ad esempio una versione 3D del piccolo chirurgo sarebbe una simulazione nata per insegnare, ma che fa uso in modo specifico dell’elemento ludico per rendere più coinvolgente l’apprendimento
> simulazioni didattiche con basso carattere ludico: nella land NoWomanNoLife ha sede l’associazione Como Cuore, con un’istallazione che insegna come praticare la respirazine bocca bocca. C’è l’elemento didattico ma, dato l’argomento, non si può dire ci sia l’aspetto ludico.

La ricerca scientifica

In questo campo si fa uso da tempo di simulazioni, anche se l’uso scientifico, matematico e tecnico della simulazione è un aspetto nel quale entro in punta di piedi, non essendo il mio campo.

Mi limito a segnalare due esempio molto diversi fra loro:

> prima che crollasse la diga del Vajont, il 9 ottobre 1963, fu commissionata una simulazione al prof. Ghetti, titolare dell’Istituto di Idraulica dell’Università di Padova, che costruì un modellino della diga del Vajont in scala 1 a 200, per valutare in anticipo cosa sarebbe successo se le partei dei monti che chiudevano il lago artificiale fossero franati.
> anche un business plan aziendale, rientra in questo settore dato che sulla base di alcuni dati(tipo di servizio/prodotto, mercato, spese previste, introiti previsti ecc.) cerca di prevedere la solidità di un’attività economica

Quello che ci interessa però è il fatto che il confine fra utilizzo didattico e scientifico della simulazione può essere molto labile.
Se metto un ragazzo in un laboratorio scientifico per insegnargli cosa succede mescolando due sostanze, sto facendo un uso scientifico o un uso didattico del laboratorio?
Come sempre io credo che a fare la differenza sia l’obiettivo. Il laboratorio di per sé è uno strumento e l’uso che ne faccio lo rende strumento scientifico oppure didattico.

Se ho un obiettivo didattico del tipo “voglio imparare o voglio insegnare questa determinata cosa…” allora è sicuramente corretto parlare di didattica.
Se combino a caso degli elementi per vedere cosa succede, oppure se ho sviluppato una teoria e la voglio verificare (quindi a priori non so se sia vera o falsa) allora credo sia più corretto parlare di ricerca scientifica.

Per chi vuole costruire una simulazione didattica credo sia importante distinguere, nel caso del laboratorio scientifico il ruolo:
> di chi progetta la simulazione didattica, che ha quindi un obiettivo didattico preciso, e sa cosa la persona scoprirà e imparerà
> di chi fruisce della simulazione didattica, in cui il meccanismo della scoperta è solo uno dei “metodi di apprendimento” su cui il docente può far leva

Nella visione allargata delle simulazioni, che sto proponendo, rientrano sicuramente anche alcune esperienze artistiche.

Pur considerando l’ingente quantità di produzione artistica realizzata in SL, è facile rilevare come anche nella RL la gran parte delle realizzazioni artistiche abbia anche delle valenze didattiche.

Il teatro e il cinema (in cui l'elemento della simulazione è evidente) ma anche la letteratura e tutte le altre arti, ci permettono di entrare a contatto con un pensiero diverso dal nostro, di confrontarci con altre usanze, di conoscere caratteri, scenari o periodi storici che entrano in questo modo a far parte del nostro bagaglio di conoscenze.

L’importante, ancora una volta è distinguere: non si tratta di simulazioni didattiche, ma di simulazioni artistiche, che hanno anche una valenza didattica.

venerdì 4 aprile 2008

Cosa sono le simulazioni? Una possibile risposta.


Chiunque decida di approfondire il tema delle simulazioni scopre che questo termine ha significati diversi nelle diverse discipline.
Mi permetto allora di elaborare una mia definizione di simulazione: per me la simulazione è qualsiasi riproduzione modificata di una realtà.

Perché “riproduzione”

Il termine riproduzione è quello che pone meno problemi, dato che è evidente per tutti che qualsiasi simulazione rimanda sempre a qualcosa che è “altro” dalla simulazione stessa: la simulazione di una battaglia rimanda alla battaglia che si è svolta nella realtà; un planetario, simulando una parte di cielo, rimanda a quella stessa parte di cielo che sappiamo esistere nella realtà.


Perché “una realtà” e non “la realtà”

La scelta di definire la simulazione come riproduzione di “una realtà” e non “della realtà” semplicemente perché la realtà è impossibile da riprodurre.
Due persone che scelgano di riprodurre una stessa realtà oggettiva, riprodurranno necessariamente due cose diverse. Forse di poco o di pochissimo, ma comunque due cose diverse.
Quindi a mio parere ogni simulazione riproduce “una realtà” perché riproduce la parte di realtà scelta da chi progetta la simulazione

Dal punto di visto didattico questa considerazione è importante, perché chi progetta una simulazione, sapendo di non poter riprodurre tutta la realtà, deve analizzare e selezionare solo ciò che è fondamentale per l’obiettivo da raggiungere

Inoltre parlando di simulazioni, la realtà a cui si fa riferimento può essere molto concreta, come la riproduzione di una cattedrale, ma può anche essere una realtà che esiste solo nella mente del creatore, che è frutto di fantasia o creatività, come la riproduzione di un’astronave aliena.


Perché “modificata”

Esistono dei parchi in cui sono riprodotti in scala i principali palazzi delle città italiane più importanti.
Ci sono libri che, per spiegare come sono fatti alcuni insetti, li riproducono ingrandendoli decine di volte, rispetto alle dimensioni originali
Si tratta chiaramente di riproduzioni molto modificate della realtà.

In altri casi la simulazione può riprodurre in modo molto fedele la realtà. MA in ogni caso non sarà mai uguale
Per quanto ben fatta e completa, ogni simulazione è di per sé un falso.

Alcune modificazioni sono fatte per necessità, perché la realtà da riprodurre è troppo complessa, altre volte le modificazioni son fatte per scelta, per adattare la realtà agli obiettivi specifici della simulazione.

In conclusione

Se la simulazione è una riproduzione modificata della realtà, è vero anche il contrario: ogni riproduzione modificata della realtà è una simulazione.
Un quadro, una rappresentazione teatrale, una basilica in Second Life, un business game, un role playng aziendale, il plastico di un quartiere cittadino… il mondo delle simulazioni è davvero vasto.

sabato 29 marzo 2008

Cosa sono le simulazioni? La domanda


Ho visitato l'ottima riproduzione della basilica di Assisi fatta in Second Life.

Mentre osservavo affascinato la qualità con cui erano stati curati i particolari di questa ricostruzione, ho pensato a quanto sarebbe stato interessante per uno studente studiare la basilica camminandoci dentro con il proprio avatar.

Una simulazione che potrebbe essere utilizzata davvero per fini didattici: la riproduzione fedele di una basilica, raggiungibile da chiunque e in qualsiasi momento, con una capacità di coinvolgimento che probabilmente nessun libro può raggiungere.

Poi mi sono soffermato sul ciclo di dipinti con cui Giotto racconta la vita di San Franceso d’Assisi: anche quelli avevano una finalità didattica: raccontare e far conoscere la vita del santo e le sue virtù.
Ho pensato: settecento anni e non è cambiato niente. Una volta per insegnare si usavano i quadri ora le simulazioni. Anzi no! In realtà anche i quadri erano delle simulazioni. Solo che erano a 2 dimensioni, invece che a 3 come in Second Life.

Ops! All’improvviso mi sono posto una domanda che mi ha creato qualche problema: ma un quadro è davvero una simulazione?
La domanda è semplice, ma cercando la soluzione mi sono reso conto che la risposta è più complessa di quel che sembra. O forse no.

Parlerò di questo nella chiacchierata che lunedì 31 marzo farò nella mia sede di Vulcano, assieme a tutti quelli che vorranno venire a confrontarsi sul tema delle simulazioni didattiche.

Appuntamento alle 21.45

venerdì 28 marzo 2008

Tre incontri sulle simulazioni didattiche


Inizierò lunedì 31 marzo una serie di incontri sul tema delle simulazioni didattiche. Incontri nati dal desiderio di confrontarsi e scambiare opinioni alla ricerca di "buone pratiche" da imitare o di nuove idee da sviluppare.


Questo il calendario con gli argomenti generali:
lunedì 31/03/08: Cos'è una simulazione
lunedì 07/04/08: Variabili che definiscono i tipi di simulazioni
lunedì 14/04/08: L'uso didattico delle simulazioni

Orario: 21.45-23.00
Per chiarimenti: imparafacile.runo@gmail.com

Vi aspetto Imparafacile Runo